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martedì, 24 novembre 2009
Boris Karloff Blogathon | 23-29 Novembre 2009


 
In Targets (Peter Bogdanovich, 1968) troviamo uno dei più commoventi omaggi che si possano fare alla figura umana e professionale di Boris Karloff.
Nella scena, ironica ed insieme tenera, in cui il regista Sammy Michaels si risveglia accanto a Byron Orlok dopo una notte di bagordi si manifesta il conflitto eterno e tragico che contrappone l'attore al suo doppio.
Michaels, al suo risveglio, aprendo gli occhi vede il volto di Orlok e balza dal letto con un urlo di terrore. Ed è lo stesso Orlok che passando davanti allo specchio viene spaventato dalla sua immagine riflessa esplicitando in modo tragicomico la condizione di prigioniero della sua stessa maschera.
Come è vero che non sia possibile immaginare il mostro di Frankestein e se non nella iconica forma creata da Jack Pierce e Karloff, è altrettanto difficile disgiungere il grande attore dalle maschere che lo hanno reso immortale: Kharis/Ardath Bey, la creatura di Frankenstein. L'identificazione tra persona e personaggio è da sempre croce ed altare di ogni attore celebre.
Così, con un gesto d'amore per l'attore e per tutto il cinema, Bogdanovich mette adesso al servizio dell'uomo/attore Karloff, il personaggio Orlok, affidandogli la riflessione/confessione. Con lo sguardo dritto in camera, dietro l'invito a raccontare una scary story (l'ennesima) al pubblico, Orlok citerà a memoria un brano di W. Somerset Maugham, riportato nel romanzo Appuntamento a Samara di  John O'Hara. Racconto che parla della morte e del destino, ma che diventa chiara metafora della sua condizione, dell'impossibilità di fuga dal personaggio.
Non è un caso che questo stesso brano venga citato in Redacted di Brain De Palma, altro profondo saggio sul rapporto tra cinema e realtà.
Questo stesso conflitto è il centro del film, esplicitato dal procedere delle due vicende parallele, dei due personaggi antitetici, messi come due treni in corsa sullo stesso binario. Il loro tragico scontro non può che avvenire dentro  un cinema, dentro il cinema. Nel triste Reseda Drive-In Theatre in California, come nel piccolo cinema Le Gamaar di Parigi (Inglourious basterds), in un fascio di luce brilla la speranza che la realtà filmata/sognata abbia la meglio su quella vissuta, spesso squallida, ciecamente violenta e senza fantasia.

pubblicato da losteyeways alle 13:00
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categorie: film, attori


domenica, 22 novembre 2009

Guida al cinema di Edgar Allan Poe - Sesta puntata
Proseguiamo con la sesta puntata della guida al cinema di Edgar Allan Poe soffermandoci ancora sugli anni trenta,  che vedono l'opera dello scrittore e poeta americano incontrare il cinema exploitation ai suoi primi incerti passi.


 

Unheimliche geschichten (Richard Oswald, 1932)
Il film è opera del prolifico Richard Oswald, uno dei tanti espressionisti transfughi del nazismo e scopritore di Conrad Veidt e William Dieterle.
La trama è un curioso patchwork di racconti: The black cat e The system of doctor Tarr and professor Fether di Poe, e The Suicide Club di Stevenson.
Morder (cos'altro se non un mad doctor con un nome così?), interpretato da Paul Wegener, uccide la moglie troppo petulante ed oppressiva e ne mura il cadavere in cantina. Il suo crimine viene presto scoperto ed egli è costretto a fuggire. Catturato, viene internato in un manicomio, dove però riesce a sovvertire l'ordine costituito trasformando l'istituto in un "suicide club".
Vera e propria black comedy, la pellicola ha chiaro intento parodistico nei confronti dell'età aurea dell'espressionismo tedesco e si avvale di un Paul Wegener in forma smagliante. E' da molti considerato un vero e proprio classico dimenticato del cinema tedesco.

Maniac (Dwain Esper, 1934)
Conosciuto anche con il titolo Sex Maniac è un film diretto da Dwain Esper e scritto da Hildegarde Stadie. I due, marito e moglie, sono considerati a buon titolo i precursori del cinema exploitation americano. Ispirandosi in modo alquanto vago a The black cat e ancor più marginalmente a Murders in the Rue Morgue, narra le vicende di un ex attore di vaudeville, Don Maxwell, ricercato dalla polizia che finisce a fare l'assistente del solito mad doctor, il Dr. Meirschultz, il quale ha l'insana velleità di riportare in vita i cadaveri, preferibilmente di piacenti fanciulle. Quando però il folle scienziato pretende che Maxwell si tolga la vita per donare il proprio corpo alla scienza, questi lo uccide e ne prende il posto, camuffandosi con barba ed occhiali e sfruttando le sue capacità attoriali. Reciterà così bene da diventare ben più matto del dottore, ma non quanto il regista del film, che ardisce rappresentare gli eccessi di follia e i deliri del protagonista con inserti tratti da Häxan di Christensen e da Siegfried di Lang.
Il film venne pubblicizzato con la tagline "He menaced women with his weird desires!", solo un anno dopo i due avrebbero prodotto i due cult-movies Marihuana e Refeer madness.

The tell-tale heart (Brian Desmond Hurst, 1934)
Tratto dall'omonimo racconto di Poe, costituisce il debutto alla regia di Brian Desmond Hurst certamente più noto per il più tardivo Scrooge. Hurst scelse il racconto di Poe perchè "era materiale cinematografico eccezionale ed era di pubblico dominio, inoltre avrebbe certamente attirato l'attenzione". Benchè fosse una produzione indipendente e con un budget irrisorio - tanto che nel cast non vi era un solo attore professionista - il film fu accolto positivamente e giudicato tecnicamente notevole tanto che la recensione su Variety sentenziò che "la fotografia era un vero gioiello". Paradossalmente le ristrettezze del budget obbligarono il regista a supplire alla mancanza di adeguati effetti sonori ed all'esiguità di dialoghi con soluzioni visuali che arricchiscono il valore dell'opera: flash pittorici e fotografici dall'effetto allucinatorio, di singoli occhi, di teste mozzate, che richiamano chiaramente l'opera del pittore simbolista Odilon Redon.
 


 

The crime of Dr. Crespi (John H. Auer, 1935)
Ispirato molto liberamente al racconto Premature burial.
Il dottor Crespi aspetta con impazienza l'occasione per vendicarsi di Estelle, la donna che l'ha respinto per sposare il suo collega Stephen Ross, e il momento sembra finalmente arrivare quando la ragazza si reca da lui per supplicarlo di curare il marito gravemente malato. Crespi finge sollecita comprensione e, mascherando il proposito di sbarazzarsi dell'odiato rivale, gli inietta un siero di sua invenzione che induce uno stato di morte apparente. Creduto morto, Stephen viene sepolto, ma, quella notte stessa, i medici Arnold e Thomas, sospettosi sulle cause del decesso, decidono di riesumarne il corpo per praticare l'autopsia: il cadavere riacquista i sensi e Crespi, vedendoselo apparire di fronte, si suicida travolto dalla follia. Il mad doctor di turno è interpretato dal grande Von Stroheim e questo è sufficiente per rendere il film meritevole di una visione.

Der student von Prag (Arthur Robison, 1935)
Terza trasposizione cinematografica della Meravigliosa storia di Peter Schlemihl (1814) di Adalbert von Chamisso (ribadiamo che Poe non c'entra nulla) è un film del tedesco Arthur Robison, più noto per Ombre ammonitrici magistrale opera del 1922, classico dell'espressionismo, del kammerspiel e dell'erotismo. Il film in questione invece, pur essendo un'opera delicata ed elegante, non riesce ad eguagliare i suoi illustri predecessori.

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pubblicato da losteyeways alle 23:54
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categorie: libri, film, storie del cinema


mercoledì, 04 novembre 2009

Benvenuti al consueto appuntamento con i trailer di Peeping Tom. Oggi il menu offre una commedia erotica animata da un paio di attori in voga negli anni 70 e dalle grazie mai abbastanza lodate di Barbara Bouchet. Il riassunto del plot è da solo una perla di comicità involontaria e probabilmente il trailer è molto più interessante del film stesso. Buona visione.

Ancora una volta prima di lasciarci - naz.: Italia - regía: Giuliano Biagetti - v.c. n. 61695 del 16.01.73 - m. 2864 - ppp: 30/01/73 - c. pr.: Bi.Pa. Cinematografica

Trama:
Due coniugi, Giorgio e Luisa il cui matrimonio è fallito, rievocano, in un ultimo incontro, scene ed episodi della loro vita in comune: si confessano i reciproci inganni; rivivono il motivo che portò alla rottura definitiva del loro rapporto. Sospettando che il marito avesse un'amante Luisa lo tradì, per la prima volta, con un imbianchino. Poi fu la volta di Giorgio che ebbe per qualche tempo come amica un'ex collega di lavoro cui seguì la moglie femminista del ginecologo Marco. Fu con questi che Luisa quando abortì in seguito ad una caduta, commise il suo secondo adulterio. Dopo una breve avventura con una infermiera Giorgio si prese gli "orecchioni", per i quali divenne sterile. In seguito egli vagabondò per qualche tempo con un clochard dinamitardo mentre Luisa si accompagnò a un hippie americano. Giorgio sedusse poi per avere un appalto nel Kenia, la moglie di un ingegnere americano. Avendo finito con l'odiarlo per la sua sterilità Luisa si dette all'alcool. La partenza di Giorgio per il Kenia sigillò la fine del loro matrimonio. Terminate le loro confessioni, Giorgio tenta inutilmente di convincere Luisa, che aspetta un figlio da un altro uomo, a tornare con lui.

Cast:
Corrado Pani, Barbara Bouchet, Franco Fabrizi, Olga Bisera, Antonia Santilli, Barbara Pilavin, Eugene Walter, Donato Castellaneta, Pier maria Rossi, Adolfo Fenoglio

Produzione: Bi.Pa. Cinematografica (1973) — Soggetto e Sceneggiatura: Giuliano Biagetti — Fotografia: ? — Musica: Berto Pisano — Montaggio: Alberto Moriani — Durata: 100' — Distribuzione: indipendenti regionali

Critica: Centro Cattolico Cinematografico - Segnalazioni Cinematografiche
Storia, rivissuta attraverso una lunga serie di flash-back, del lento maturarsi di una crisi coniugale, il film ondeggia disordinatamente fra il dramma e la commedia rosa, fra l'ironia e il grottesco. Privo di un tono preciso, insufficientemente motivato sul piano psicologico, il film si limita a descrivere la squallida vita dei suoi personaggi, senza indagare sulle vere ragioni del loro fallimento (pochezza di sentimenti, vuotezza d'animo). Alla mancanza della dimensione morale corrisponde il mercantilistico compiacimento con cui il lavoro si sofferma sugli squallidi rapporti extraconiugali dei due protagonisti.

(Ricordiamo che è possibile vedere in streaming il trailer in formato divx, oppure scaricarlo sul proprio computer in formato mpeg leggibile da un qualsiasi lettore dvd. Buona visione.)

Download: Trailer - Ancora una volta prima di lasciarci
[ ancora_una_volta_prima_di_lasciarci.mpg 58 mb, 2'54" ]


No video? Get the DivX Web Player for Windows or Mac

pubblicato da losteyeways alle 15:47
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categorie: film, download, trailer


lunedì, 26 ottobre 2009

Guida al cinema di Edgar Allan Poe - Quinta puntata
In questa quinta puntata della guida al cinema di Edgar Allan Poe ci soffermeremo sugli anni trenta, ricchissimi di omaggi alla sua opera, ed in particolare sul primo vero e proprio ciclo cinematografico (una trilogia) a questi dedicato, unico vero caso prima delle produzioni AIP di Roger Corman.

Murders in the Rue Morgue (Robert Florey, 1932)
"I am an actor, not a scarecrow!" disse Lugosi rifiutando la parte della creatura in Frankenstein. Ma qualcuno sostiene che fu esautorato dal progetto dopo alcune disastrose prove di trucco, assieme al regista Robert Florey. Frankenstein poi entrò nella leggenda, grazie a Karloff e Whale. Lugosi e Florey finirono in questa interessante opera horror, che fonde il racconto originale con il neonato filone dei mad doctors.
In questo primo film della trilogia dedicata a Poe, il dottor Miracolo, degno precursore di Mengele, è un fervido sostenitore delle teorie darwiniane ed intende confermarle creando un ibrido uomo-scimmia con gran spreco di graziose fanciulle. Benchè l'adattamento del racconto sia molto fantasioso, il film ha un innegabile fascino obliquo, grazie alla ricostruzione evocativa e spettrale di una Parigi nebbiosa, stilizzata e un po' sghemba, alla magistrale fotografia espressionista di Karl Freund e non di meno grazie all'interpretazione efficace di Lugosi. Spulciando tra i credits si trova, sorprendentemente, un giovanissimo John Huston in veste di sceneggiatore. Tra i momemnti clou della pellicola, l'inseguimento finale sui tetti di Parigi: la bestia scala palazzi trascinando con se la bella. Vi ricorda qualcosa? Forse King Kong, che vedrà la luce solo un anno dopo.

The black cat (Edgar G. Ulmer, 1934)
Il racconto di Poe è solo un pretesto, se non puro marketing, per questa produzione Universal. Associare il nome del grande scrittore americano, alla coppia di astri nascenti dello horror cinematografico, sembrò al produttore Carl Laemmle una garanzia di sicuro successo a fronte di un investimento ridotto rispetto a produzioni precedenti: solo un terzo del budget di Dracula e Frankenstein. Ma quale miracolo opera la straordinaria personalità artistica di Edgar G. Ulmer!
Ulmer ha una cultura vasta e raffinata, ha studiato architettura, filosofia, ha lavorato come scenografo in Germania, con Max Reinhardt, nel Golem, in Metropolis con Fritz Lang, in Aurora con Murnau. E si vede.
La sontuosa messa in scena sovverte le convenzioni del modello old dark house: invece del solito castello gotico avvolto dalle nebbie, i malcapitati di turno vengono accolti in un'imponente costruzione di stupefacente modernità, fredda e lucida di mattoni in vetro, di scale in acciaio, di cromature e luci al neon. Un vero e proprio capolavoro della scuola Bauhaus. Persino l'interpretazione di Karloff viene piegata alla visione ultra-modernista di Ulmer: vestito in abiti neri, stilizzati, truccato ed acconciato in modo da accentuare spigolosità, angoli aguti, contrasti tra luce ed ombra, si muove al pari di un automa, come descritto minuziosamente nel copione. In una delle prime sequenze, dietro le tende di un'alcova "il busto di un uomo si alza lentamente, come fosse sollevato da fili invisibili, in posizione seduta", un po' come un novello Nosferatu futurista.
E c'è di più. Nonostante il film nasca sotto la rigida influenza del codice Hays, riesce a coagulare in un'atmosfera morbosa ed ambigua, situazioni e suggestioni già impensabili anche in una realtà produttiva pre-codice: dal satanismo, al sadismo, fino a suggerire neanche tanto velatamente innominabili pratiche necrofile e concludendosi con una scena di brutale scuoiamento che, pur suggerita da un raffinato gioco di ombre, conserva ad oggi il suo disturbante effetto.
Un gioiello, dunque, di oscura bellezza ed ancora fin troppo trascurato.

The raven (Lew Lander, 1935)
Nella trilogia ispirata (più o meno vagamente) a Poe questo  è certamente un film minore ed il confronto con il più riuscito Murders in the Rue Morgue e con il pregevole The black cat sarebbe più che impietoso.
I contatti con l'opera letteraria si limitano a superficiali richiami a The raven, di cui Lugosi declama qualche verso nell'incipit, e The pit and the pendulum. Ma è certamente nella messa in scena che la pellicola mostra i suoi limiti più evidenti, nella regia scolastica e senza guizzi che sviluppa la narrazione in modo convenzionale  fino ad un finale confusamente concitato che da solo non riesce a riscattare l'intera vicenda. Unico motivo di interesse è la prova dei due mattatori, Karloff e Lugosi: il primo a tratti efficace nel delineare la figura di villain  insieme vittima e carnefice, ma complessivamente defilato, offre una caratterizzazione di scarsa profondità ed è penalizzato dal make up poco riuscito del grande Jack Pierce, qui ai suoi minimi storici; il secondo, vero protagonista, è istrionico e debordante nel suo ritratto di mad doctor megalomane, ma spesso così sopra le righe da sfociare nella parodia. Ma si sa, anche per questo Bela Lugosi si ama. O si odia.

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pubblicato da losteyeways alle 14:58
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categorie: libri, film, storie del cinema


martedì, 13 ottobre 2009

 
Tanto evidenti e riconosciuti sono i meriti della Universal Pictures nei confronti del genere horror, che qualcuno si sbilancia fino a sostenere che questo sia nato con il Dracula di  Tod Browning.
In realtà l'orrore cinematografico nasce con il cinema stesso, ma la Universal ha avuto la capacità di stabilirlo come genere autonomo, codificarne le regole, crearne divi, miti ed icone.
Perciò un'operazione come quella fatta sul mercato home video nell'ormai lontano 2004 era un atto dovuto, anche verso i cinefili e gli appassionati di horror.
Il sontuoso box "The Monster Legacy DVD Collection" proponeva in quattro cofanetti separati, per un totale di ben diciotto dvd, tre delle principali "monster sagas" targate Universal: Dracula con figli e figlie a carico e casa in equo canone (con un bonus da far sbavare il più ingessato dei cinefili: il Dracula in versione spagnola); Frankenstein, anche lui ammogliato, con prole e fantasmi in casa occupata abusivamente; l'Uomo Lupo, anche in versione con gonnella, in trasferta a Londra ed in gita con Frankenstein. A completare la lussuosa edizione un particolare di classe che avrebbe risvegliato in chiunque manie feticistiche: tre busti in resina con le fattezze dei tre mitici mostri. Nel quarto cofanetto invece: Il fantasma dell'opera, Il mostro della laguna nera, La mummia, L'uomo invisibile. Questi ultimi però, soli soletti, misteriosamente senza la loro numerosa progenie celluloidea. Tra poco capiremo il perchè.
Non sarà sfuggito all'attento lettore, l'uso del verbo al passato: il box in oggetto è infatti da un pezzo fuori catalogo poichè in edizione limitatissima. Ma mica poi tanto però, visto che per gli sbadati, i ritardatari e gli ex-studentelli squattrinati che - come me - volessero rimediare, si può ancora reperire grufolando in rete, nuovo e sigillato a prezzi anche vergognosamente bassi. Alla faccia di chi l'ha pagato cash alla sua uscita in preda a cinefagia compulsiva. Ma si sa, la fretta è sempre cattiva consigliera soprattutto in fatto di acquisti: pazientate gente, aspettate.
Ma veniamo alle dolenti note. Com'è consuetudine sul patrio suolo italico, le cose si fanno volentieri a metà, per non dire a cazzo di cane. In questo caso, ad onor del vero, in tutto il mondo tranne che negli States. Solo in USA infatti, separati dal suddetto cofano, uscivano contemporaneamente altri tre cofanetti più piccoli ma non meno interessanti, dedicati ad altri tre monsters: il Mostro della Laguna Nera, l'Uomo Invisibile e la Mummia, con le saghe complete!
 

Due sequel, rispettivamente del 1955 e del 1956, per la Creatura anfibia innamorata; ben quattro sequel per l'Uomo Invisibile, ognuno di essi impreziosito da interpreti di lusso: da Vincent Price, a John Barrymore, da Peter Lorre a John Carradine; altri quattro sequel per la Mummia, prodotti tra il 1940 ed il 1944. Come se non bastasse ogni box offre contenuti extra sopraffini, su tutti due documentari dello storico del cinema David J. Skal.
Anche questi tre gioielli sono purtroppo fuori catalogo, ma con un po' di pazienza, nervi saldi e carta di credito, si possono facilmente recuperare - nuovi e sigillati - a prezzi per nulla disumani. Buona caccia allora, e in bocca all'uomo lupo.
pubblicato da losteyeways alle 13:13
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categorie: film, shopping, home video, cinefeticci