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venerdì, 04 luglio 2008

In vena di visioni estive, da drive-in notturno, vi proponiamo una "double feature" ispirata al gusto della contaminazione cinefila. La prima di una - speriamo - lunga serie. Restate sintonizzati.

Atomik Circus (2004)
Cosa ci fanno un motociclista acrobatico appena evaso dalle patrie galere , un laido produttore in cerca di nuovi talenti da "scoprire" ed un'aspirante rockstar, alla Festa della Torta di Vacca di Skotlett ? Ma che domande, ovviamente fronteggiano una micidiale invasione aliena.
"Atomik Circus", primo lungometraggio dei fratelli Didier e Thierry Poiraud, è uno scatenato omaggio al cinema popolare ed in particolare ai b-movies di fantascienza degli anni '50, capace di mescolare suggestioni lovecraftiane, gommosi alieni in perfetto stile EC Comics, in uno schizofrenico, eppure organico, compendio di generi: western, road-movie, fantascienza, commedia, horror e musical.
Con la complicità di una spontanea Vanessa Paradis e di un istrionico e mefistofelico Benoît Poelvoorde (si! proprio lui, il serial killer de "Il cameraman e l'assassino") i Poiraud danno vita ad un microcosmo grottesco e volutamente bidimensionale, nel quale vi capiterà di incontrare i pronipoti dei freaks di browningiana memoria ed i cugini, sudaticci ed impolverati, dei CHiPs.
C'è qualche caduta di ritmo, ma si perdona facilmente, soprattutto quando gli autori spingono sul pedale dello splatter e della commedia, in un gustoso e parossistico finale, tra tentacoloni e lame rotanti, teste mozzate ed universi paralleli.
Teniamoli d'occhio, questi simpatici fratelli Poiraud.

Blueberry (2004)
Tutt'altro gusto ha il pastiche confezionato dall'olandese Jan Kounen, ma sempre di produzione francese. Peccato, perchè gli ingredienti c'erano tutti: è tratto dal famoso fumetto di Moebius, è interpretato da un cast - come si suol dire - d'eccezione (Vincent Cassel, Michael Madsen, Juliette Lewis ed Ernest Borgnine) e soprattutto può contare su un budget di 40 milioni di euro, che non guasta mai.
La storia, però, non fa altro che riciclare situazioni e personaggi stereotipati del western, tentando una contaminazione con suggestioni mistiche a la Castaneda, condite con salsa al peyote; e più che essere colonna portante ci pare un pretesto per dar sfoggio di perizia tecnica sterilmente estetizzante.
Kounen, probabilmente galvanizzato dai mezzi produttivi a sua disposizione, dimentica il genere, ed anche la sceneggiatura, e credendosi Kubrick si mette in testa di girare "2001: odissea nel western". Quello che ne esce è un film pretenzioso, prolisso, a tratti insostenibilmente lento, con una sceneggiatura sciatta che non sa creare la giusta tensione che conduca ad un colpo di scena penosamente telefonato.
Ed i 40 milioni di euro? direte voi. Sprecati, e nelle riprese esterne tra Spagna e Nuovo Messico, e nelle interminabili sequenze psichedeliche in computer graphic: inutili e, più che lisergiche, soporifere.
Unico momento scult, che da solo consegna il film alla storia, è il nudo frontale (e subacqueo) di Juliette Lewis. Tutto il resto è noia.

pubblicato da losteyeways alle 14:26
permalink | commenti (13)
categorie: film, home video, double features