Proprio ieri è morto Paul Naschy, attore forse sconosciuto ai più ma certamente noto agli appasionati di cinema bis. Naschy si può considerare a buon diritto uno dei padri del cinema horror iberico grazie alla sua quarantennale carriera, iniziata negli anni 60, che lo ha visto apparire in quasi un centinaio di pellicole.
Peeping Tom lo vuole ricordare con un estratto da una sua intervista del 2008, per la quale ringraziamo gli amici di Data. Adiòs Hombre Lobo!
Dopo tanti anni dedicati al genere fantastico e horror, che bilancio si sente di fare della sua carriera?
Credo che la mia carriera sia legata ad alcuni titoli molto interessanti, film che sono già nella storia del cinema e non solo del genere fantastico. Penso che molte di queste pellicole, come El retorno del hombre lobo, La bestia y la espada mágica, El jorobado de la morgue, El gran amor delcConde Drácula, El espanto surge de la tumba, Inquisición, El carnaval de las bestias o La marca del hombre lobo, siano ormai da considerarsi a buon diritto di culto e con esse ho avuto la fortuna di fare il giro del mondo. Tra i titoli non di genere fantastico citerei El huerto del francés, Madrid al desnudo, El francotirador. Per esempio, credo che El caminante sia una una riflessione molto personale sul mito del diavolo e sul romanzo picaresco spagnolo. E' senza dubbio uno dei miei lavori preferiti.
Cos'altro dire? Ho recentemente sentito e letto che io sarei uno dei padri del cinema del cinema fantastico spagnolo. Non so se è vero, però quarantadue premi internazionali mi danno certamente la sensazione di aver realizzato qualcosa durante la mia carriera. Quello che è certo è che stato un percorso irto di difficoltà e che il tempo darà il suo giudizio.
Quali sono i suoi rimpianti e di cosa è più orgoglioso?
Rimpiango di non aver colto le opportunità che i produttori americani mi hanno offerto in diverse occasioni. Avrei dovuto avere più coraggio ed intraprendere una strada che quasi sicuramente sarebbe stata più remunerativa e gratificante. Non è facile dire di cosa io sia più orgoglioso, però direi di essere stato un combattente e sicuramente un sopravvissuto. Ho lottato per ciò che amo e credo che questo definisca il senso di una carriera professionale, che si raggiunga o meno il successo.
foto dal film "El espanto surge de la tumba" (Carlos Aured, 1973)
Waldemar Daninsky è il suo personaggio più importante. Ci dica quali sono i suoi film preferiti e quali sono le sue vette interpretative. Crede questo personaggio abbia ancora qualcosa da dire?
Credo che Waldemar Daninsky sia un'icona universale. E' stato protagonista di cinque capitoli irripetibili come La bestia y la espada mágica, El retorno del hombre lobo, La noche de Walpurgis, La marca del hombre lobo e El retorno de Walpurgis. Resta sempre qualcosa in più da dire, ma credo che riuscire a fare di un personaggio un mito lascia qualsiasi altro commento in secondo piano. Nonostante ciò la vita di Daninsky è stata difficile perché il cinema spagnolo non ha fatto nulla perché esistesse e perdurasse. Fortunatamente, tedeschi, giapponesi e americani non pensavano la stessa cosa e grazie a loro Waldemar vive. Per quanto riguarda le interpretazioni sono tutte il prodotto delle circostanze, della maturità e delle conoscenze di sceneggiatore, attore e regista.
Larry Talbot, León Carido e Waldemar Daninsky, tre personaggi classici della sua carriera. Quali somiglianze e quali differenze osserva tra questi?
Le differenze sono molte. Rispetto a Talbot, Waldemar è molto più esplicito, caratterizzato da una carica romantica ed erotica che a Talbot manca. Erano altri tempi. Rispetto a Leon Carido, c'è da considerare che il temperamento britannico è molto differente da quello latino e che la concezione sociale e religiosa è completamente diversa a tutti i livelli. Devo aggiungere che l'iconografia di Daninsky ha l'insolita caratteristica di mescolare lo stereotipo anglosassone con un'estetica più prossima a Goya e Solana che ad autori britannici o tedeschi. E poi, si, tutti e tre hanno in comune la luna piena.
foto dal film "El retorno del hombre lobo" (Paul Naschy, 1981)
A parte Waldemar, quali sono i capitoli più memorabili della sua carriera? I personaggi fantastici o quelli realistici ?
Io metterei tra i più importanti l'assassino di Rojo sangre, lo sventurato Gotho di El jorobado de la morgue, il malefico Alaric de Marnac di El espanto surge de la tumba, il vampiro romantico di El gran amor del conde Drácula, senza dubbio il diavolo giocoso e burlone di El caminante. Di tutti i personaggi che ho interpretato, salvo qualche eccezione, conservo un ricordo vivo ed indelebile.
Potrebbe citarci le tre sequenze più memorabili dei suoi film?
E' una domanda molto difficile, ma ne citerò qualcuna: la lotta contro i ratti in El jorobado de la Morgue, la trasformazione in licantropo ne El retorno del hombre lobo, il combattimento contro la tigre in La bestia y la espada mágica, la scena patetica dei commedianti sconfitti in Rojo sangre, il ragazzo vigliacco in El huerto del francés, la crocifissione di El caminante... Da ogni film potrei estrarre una sequenza, ma andremmo troppo per le lunghe.
Quali sono gli ingredienti principali del cinema horror?
Credo che il cinema horror contenga degli elementii assolutamente imprescindibili, che sono: l'antieroe o comunque l'emarginato, la donna in tutte le sue sfaccettature e dimensioni (erotismo, bellezza, malvagità), la forza dirompente e liberatoria, la catarsi, l'intrigo, la magia, il romanticismo e l'eco delle antiche ed immortali storie di una volta. Il cinema horror moderno è molto tecnico, dispone di molti mezzi, ma spesso manca di magia, di anima. Preferisco sempre le vecchie storie raccontate alla luce tremolante di un fuoco acceso, piuttosto che la dimostrazione di capacità tecniche, fredda e ripetitiva. Credo che il cinema del terrore, senza il romanticismo, perda completamente la sua essenza.