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lunedì, 08 giugno 2009

Pubblicato l'8 giugno 1949, il celebre romanzo di Orwell compie oggi sessant'anni,
e dal giorno della sua prima apparizione non ha smesso di vendere, di stimolare riflessioni, di porsi come strumento di interpretazione del mondo attuale, nonostante abbia visto finire l'età della guerra fredda,  la caduta del muro di Berlino e si appresti a superare anche l'era dei reality show.
Passano le stagioni, me resta comunque attuale.
Soprattutto nella sua naturale lettura politica: persino oggi, i recenti risultati delle consultazioni elettorali, disegnano per l'Europa un inquietante futuro dipinto di nero. E la continua evoluzione delle tecnologie materializza, nella concretezza fredda del metallo e del silicio, l'incubo del controllo che fu già raccontato da Aldous Huxley, e rinverdito da Ray Bradbury nel suo Fahrenheit 451.
Un controllo che qualcuno vuole spacciare per sicurezza.
E' interessante però la lettura che propone Tommaso Pincio in un suo articolo, notando come la descrizione che Orwell fa del Grande Fratello, richiami in modo inquietante, non solo personaggi passati tristemente alla storia (Hitler, ma anche Stalin) ma lo scrittore stesso: "Un uomo di circa quarantacinque anni, con grossi baffi neri e lineamenti rudi ma non sgradevoli"
Proprio mentre completava il suo romanzo, nel '48 (anno specularmente ribaltato in '84), Orwell compiva quarantacinque anni.
E le sue note biografiche, restituiscono una figura non priva di lati oscuri: un uomo passionale, capace di inaspettate bassezze, riservato e doppio nei rapporti personali fino al limite della mistificazione, fu responsabile anche della compilazione di una lista di giornalisti e scrittori "cripto-comunisti" ad uso del Foreign Office.

Una curiosa identificazione tra personaggio ed autore che pare voler suggerire e sottolineare quello che Orwell aveva anche scritto: la voglia di fascismo non muore mai del tutto, serpeggia dove meno te l'aspetti.
Sembra volerci ammonire sulla stessa natura umana, portatrice di un insopprimibile cuore nero, di un oscuro desiderio di potenza e prevaricazione dal quale nessuno può ritenersi immune.

(nelle foto: in alto George Orwell, in basso un'immagine tratta da "1984" di Michael Radford)

pubblicato da losteyeways alle 12:48
permalink | commenti (8)
categorie: libri

Commenti
#1    08 Giugno 2009 - 19:24
 
Opera straordinaria nel suo profondo e pessimistico significato....ho amato molto la versione filmica realizzata da Terry Gilliam (Brazil) che pur discostandosi in parte dal romanzo ne è a mio parere la migliore trasposizione cinematografica, perchè riesce a rendere in pieno l'atmosfera opprimente del libro.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente MonsierVerdoux

#2    08 Giugno 2009 - 21:56
 
Brazil è un capolavoro assoluto, un film che non esito a mettere tra i primi cinque della storia del cinema.
La trasposizione cinematografica di Michael Radford, pur senza guizzi particolari, è apprezzabile per l'atmosfera, le soluzioni visive e la recitazione. Certamente, eviterei confronti :)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente losteyeways

#3    08 Giugno 2009 - 22:10
 
scusa l'off topic, ma credo ti interessi:

sono riuscito ad avere una copia di colpo di stato di Salce! non è uno scherzo!!

http://www.megaupload.com/?d=63BVCVVH

nota bene: scaricare e mettere su torrent e emule SENZA modificare l'estensione e/o la dimensione del file!

password per lo zip: salce
utente anonimo

#4    08 Giugno 2009 - 22:39
 
proviamo :)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente losteyeways

#5    09 Giugno 2009 - 13:14
 
"Sembra volerci ammonire sulla stessa natura umana, portatrice di un insopprimibile cuore nero, di un oscuro desiderio di potenza e prevaricazione dal quale nessuno può ritenersi immune."

Bellissima, questa chiusa.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Ale55andra

#6    09 Giugno 2009 - 17:20
 
"La voce del teleschermo continuava a vomitare le sue notizie dei prigionieri, del bottino, del massacro, ma le grida di
fuori si erano quetate un po'. I camerieri erano ritornati al loro lavoro. Uno di loro s'avvicinò con la bottiglia di gin.
Winston, sprofondato in un sogno di felicità, non si accorse nemmeno che il bicchierino gli veniva riempito. Non correva,
non schiamazzava più. Era di nuovo nel Ministero dell'Amore, con tutti i suoi peccati perdonati e rimessi, e l'anima
candida come la neve. Era sul banco degli accusati, e confessava tutto, e tradiva e comprometteva tutti. Camminava
lungo il corridoio dalle pareti bianche, e gli sembrava di camminare alla luce del sole, e aveva una guardia armata dietro
le spalle. La pallottola attesa tanto a lungo stava entrandogli nel cervello.
Guardò su, alla faccia enorme. Gli ci erano voluti quaranta anni per imparare che specie di sorriso era nascosto sotto
quei baffi neri. Oh, che equivoco crudele, e inutile! Oh, quale indocile esilio volontario da quell'affettuoso seno! Due
lacrime puzzolenti di gin gli sgocciolavano ai lati del naso. Ma ogni cosa era a posto, ora, tutto era definitivamente sistemato,
la lotta era finita. Egli era riuscito vincitore su se medesimo. Amava il Gran Fratello."
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente SamDiamante

#7    13 Giugno 2009 - 23:59
 
Un romanzo che andrebbe letto e fatto leggere ogni anno per tenere desta la mente sulla "voglia" di dittatura che purtroppo non passa mai di moda.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Cinemasema

#8    06 Novembre 2009 - 11:00
 
Mi viene in mente Wordsworth che per SOLDI (e si lascianio stare tutte le contestualizzazioni pre o post napoleoniche) vendette ai servizi inglesi (o protoservizi) tutti i suoi ex compagni rivoluzionari...cmq.... opera per me straordinaria...e non solo (ovviamente) per gli aspetti citati, ma anche per ilsaggio sulla neolingua, sull'erosione del linguaggio come risorsa, in contento di erosione e sfruttamento di risorsa in senso lato...non per niente in quegli anni iniziano a comparire termini come capitale umano e risorse umane....non per niente in quegli anni scriveva heidegger..

P.S. mi rendo conto di non essere mai "sul pezzo" quando commento...forse qui questo non dovrebbe essere un problema..un saluto..  
utente anonimo

Commenti