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lunedì, 30 novembre 2009
Boris Karloff Blogathon | 23-29 Novembre 2009


 
Per un'intera settimana le pagine di Peeping Tom sono state monopolizzate dalla figura di Boris Karloff e dalla splendida iniziativa a lui dedicata, nella quale ci ha coinvolto il blog amico Frankensteinia.
Partecipare al Boris Karloff Blogathon, maratona che ha visto il contributo di circa 120 blog sparsi in tutto il mondo, oltre che averci dato l'opportunità di conoscere nuove e stimolanti realtà della rete e di far conoscere le nostre pagine a nuovi potenziali lettori anche fuori dall'Italia, ha offerto l'impagabile esperienza di condividere in maniera gioiosa e disinteressata una comune passione. Ma anche di sperimentare le potenzialità di collaborazione e scambio di informazioni insite nel mezzo blog: potenzialità ancora spesso sottovalutate o comunque non pienamente utilizzate, vuoi per pigrizia, vuoi per quel sano individualismo un po' narcisista che si nasconde in ogni blogger o  piuttosto per la sterile corsa a piattaforme sempre un po' più trendy, più leggere, più veloci e spesso - ahinoi - più superficiali. Nell'attesa di veder nascere altre iniziative simili - o magari di proporne di analoghe nella blogosfera italiana - vi riproponiamo un excursus di tutta la settimana trascorsa con i link degli interventi di Peeping Tom e delle pagine cariche di contenuti pubblicate su Frankensteinia. Buona lettura e.. alla prossima!

Gli interventi di Peeping Tom:
Resoconto completo degli interventi su Frankensteinia:
pubblicato da losteyeways alle 16:25
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categorie: attori, cinebloggers


domenica, 29 novembre 2009
Boris Karloff Blogathon | 23-29 Novembre 2009


 
Karloff credeva sinceramente che fosse responsabilità del regista creare opere governate da "gusto e intelligenza". Il suo articolo My life as a Monster, pubblicato nel Novembre del 1957 sulle pagine di Films and Filming, include il suo pensiero sull'argomento:
I believe the British Censor cut a scene from "Bride of Frankenstein" because of what he thought in his own mind were necrophile tendencies. I must say that I have never been in a scene that was objectionable to good taste. Some of my films have been stupid and silly, because they did not have good stories; but they have never been distasteful. I am opposed to censorship in any form. Censorship always seems to me to be a mistrust of people's intelligence. I believe that good taste takes care of license. Is is also worth remembering that one does not have to go and see a film. Naturally, good taste plays a very important part in the telling of a horror story on film. Some have taste, others regrettably have not. As there are no rules laid down to give an indication of good taste it is up to te film's makers. You are walking a very narrow tightrope when you make such a film. It is building the illusion of the impossible and giving it the semblance of reality that is of prime importance. The "horror" has to be done for the sake of the story and not, as a few films have done, have a story outline just for the sake of injecting as many shocks as possible.

pubblicato da losteyeways alle 17:53
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categorie: citazioni, attori


sabato, 28 novembre 2009
Boris Karloff Blogathon | 23-29 Novembre 2009


 

La goccia d'acqua (I tre volti della paura, 1963) finisce con una delle più disturbanti immagini del cinema di Mario Bava: un lento inesorabile zoom verso i freddi occhi senza vita di Miss Chester.
Quando la pellicolà  arrivò alla AIP, Sam Arkoff e Jim Nicholson si aspettavano tutto tranne un film che lasciasse il pubblico seduto a fissare la morte in faccia.
"Nell'ultimo giorno di riprese arrivò un telegramma dall'America nel quale ci chiedevano di mitigare un po' i toni perchè il film era troppo terrorizzante" ricorda Bava.  "Figuratevi cosa si poteva fare in un solo giorno. E' il genere di cose che richiede almeno un mese!". L'ultimo giorno era stato quasi completamente dedicato alla sequenza in cui Karloff (Gorka) a cavallo porta via dal mondo dei vivi il nipote. I set erano stati ormai smantellati, era rimasto solo il cavallo finto. Cosa fare allora?
Quando Bava, fulminato da un'idea improvvisa, propose di mostrare, alla fine dell'episodio I wurdalak,  Karloff in groppa ad un cavallo di legno  la troupe si ribellò. Tuttavia questo non fu l'unico ostacolo che Bava dovette superare. Vi era un aspetto più pratico e probabilmente più serio da considerare: la salute di Boris.
 

Bava sapeva bene dei suoi problemi di artrite che gli rendevano difficile stare per lungo tempo in piedi, così aveva organizzato le riprese in modo che non dovesse lavorare per più di quattro ore al giorno.
Karloff, che al tempo aveva 76 anni, aveva già trascorso più tempo di quanto fosse consigliabile per la sua salute, in sella ad un cavallo bersagliato dal vento artificiale nell'intento di rendere più realistica la sua cavalcata.
Quando Bava, esitando, gli comunicò l'idea di un nuovo finale rimase sorpreso e spiazzato dall'entusiasmo dell'attore. "Karloff mi abbracciò" ricorda Bava "e mi disse che in mezzo a tante correnti d'aria, si sarebbe certamente preso una polmonite - magari sarebbe anche morto - ma non gli importava, perchè era la prima volta in vita sua che si divertiva così tanto". E così accadde. I tre volti della paura - nella versione italiana - si conclude con un piano ravvicinato di Gorka che cavalca, in solitudine, attrverso una foresta fitta di rami secchi.
Ad un tratto parte un dolly all'indietro che progressivamente mostra il set, disvelando l'inganno che si cela dietro ogni immagine catturata dalla macchina da presa. Un finale geniale che richiama il tema pirandelliano della connaturata ambiguità dell'arte e della realtà e che con beffarda autoironia smantella allegramente la fragile illusione sulla quale è basato tutto il film. Tutto il cinema.
Questa coda metacinematografica è ancora più interessante nella misura in cui prefigura il ruolo successivo di Karloff in Targets di Bogdanovich, dove sarà protagonista di una più approfondità riflessione sul rapporto tra cinema e realtà.
Inutile dire che alla AIP il modo in cui Bava aveva mitigato i toni troppo terrorizzanti della pellicola  non piacque affatto, tanto che decisero di costruire a tavolino una finale diverso, più canonico, utilizzando degli outtakes.
"It was a most amusing ending, really", dichiara Karloff alla rivista Castle of Frankenstein in un'intervista del 1966. "Sort of getting on this rocking horse and everything. The producers in Hollywood didn't like it, and they had been a very valid point. If there had been any suggestion of comedy in any of three stories, then this would have tied-in. But there was no suggestion whatsoever, and this would have come as such a shock that (they believed) it would have destroyed the film. I don't know  if they were right... (but) they know their market, they know their field very well, and they've been extremely considerate to me. I'm grateful to them."


E' evidente che Karloff amava quel finale, esattamente come Bava.  A conferma delle preoccupazioni di Karloff, effettivamente si prese una polmonite prima di lasciare Roma, dopo aver passato l'ultimo giorno di riprese su un set già di per se freddo, bombardato dei ventilatori in studio.
Per questo motivo I tre volti della paura non è mai stato l'argomento di conversazione favorito della vedova Karloff.
Bava adorava Boris e non smise mai di biasimarsi per le sue scelte, sentendosi in colpa non solo per la polmonite dell'attore ma anche per la sua successiva morte per enfisema diversi anni dopo, il 2 febbraio 1969.
"I destroyed Karloff's health" sosteneva ancora nel 1981, anno della propria morte. "I guess I wasn't a very good nursemaid."
Dal canto suo, nei rimanenti sei anni di vita , Karloff parlò di Bava e della loro collaborazione con grandissima ammirazione e rispetto. Del resto Christopher Lee ebbe a testimoniare:
I remember Boris, who did not praise lightly or easily, saying "I would do anything for Mario Bava - I love him!"
 

pubblicato da losteyeways alle 23:47
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categorie: attori, registi, storie del cinema


venerdì, 27 novembre 2009
Boris Karloff Blogathon | 23-29 Novembre 2009


 
A differenza di altri interpreti horror del suo periodo, i personaggi di Karloff  non esistono semplicemente come pure incarnazioni del male o dell'orrore.
Un aspetto fondamentale del suo approccio al genere era la sua forte repulsione verso il termine horror.
"E' una parola orribile, la parola sbagliata", commentò in un'intervista alla radio nel 1959.
"Il termine horror denota disgusto, ripugnanza" dichiarò. "Preferisco i termini terror o thriller per descrivere il genere che in qualche modo mi si da il merito di aver contribuito a definire".
Karloff notava come la descrizione grafica e dettagliata della violenza e della morbosità (horror) fosse nettamente meno efficace rispetto a ciò che l'immaginazione umana può creare se eccitata dalle sottigliezze del mistero e della suggestione (terror).
Nella sua introduzione a Tales of Terror (1943), un'antologia di racconti fantastici di vari scrittori, Karloff illustra la sua posizione al riguardo, facendo riferimento allo stile del suo autore preferito, Joseph Conrad:
"All my reading life I have been devoted to this great master of english prose. He too had the power of creating suspence and terror through suggestion. But he added one ingredient which drives his stories home. Compassion. He knew that compassion is the touchstone of our common humanity, and never fails to make us share and understand the sufferings of his characters persevering hopelessly but gallantly in an unequal struggle."
Prendendo ad esempio il racconto di Conrad Amy Foster, Karloff aggiunge:
"It has for its theme the essential loneliness of every human being, and is a masterpiece of understatement, and that's reason enough for me."
Il lavoro di Karloff come curatore per Tales of Terror impressionò positivamente la casa editrice World Publishing, così nel 1946 seguì la pubblicazione di And the Darkness Falls, una nuova antologia di ben sessantotto racconti di autori diversi per ognuno dei quali Karloff scrisse un'introduzione.
In questa pubblicazione, la vasta cultura letteraria e critica di Karloff risulta evidente. Scrisse anche una breve biografia per ogni autore arricchendola con le sue riflessioni sul modo di presentare e rendere il terrore in una storia.
Commentando Night Fears, una raccolta di racconti di L.P. Hartley, Karloff scrisse:
"In these he reveals a skill in word-economy, the ability to pack in a narrow space strikingly interesting studies of human nature, some cruel, some impish, a few rather humorous, but all of them touched with tenderness, smpathy and beauty."
Riguardo The Weird of Avoosi Wuthoqqan, un racconto di Clark A. Smith, Karloff scrisse:
"It fortunately does not suffer from the flood of rethoric with which other writers often bury their otherwise good material."
Il commento di Karloff a questi lavori letterari costituisce certamente una preziosa guida alla lettura delle sue caratterizzazioni e ne rivela sottigliezze, studiata misura  e profondità.

pubblicato da losteyeways alle 14:48
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categorie: attori, storie del cinema


giovedì, 26 novembre 2009
Boris Karloff Blogathon | 23-29 Novembre 2009


 
Coltivare fiori era uno degli hobby preferiti di Karloff, il quale a volte arrivava a mostrare una cura maniacale per il suo giardino. Charles Starrett, star del B-western  che interpretò l'antagonista di Karloff in The Mask of Fu Manchu (1932) ricorda:
I'll never forget, before we worked together in "The Mask of Fu Manchu", during the summer we had a terrible drought. Boris was making Frankenstein. I lived above him in Coldwater Canyon. One evening, I was driving home when I suddendly nearly drove my car into a ditch - there in the beautiful gared was the Monster itself, tenderly watering the roses. Boris was such a dedicated gardener, he was afraid he'd lose the roses to the heat, so had rushed home without taking off his makeup to catch them at sundown - the best time for watering... It was quite a sight.

pubblicato da losteyeways alle 17:21
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categorie: citazioni, attori, storie del cinema