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giovedì, 17 settembre 2009

E' morto, a 91 anni, Luciano Emmer, grande regista e padre della commedia italiana. Lo ricordiamo così.

"Si è chiesto spesso, a me più che ad altri forse, qual è il senso dei miei film, qual è la mia posizione umana, sociale. La questione che mi viene posta è naturale. Ebbene, a me sembra che come le sartine di piazza di Spagna sono parenti spiritualmente della figlia dell'autista di Domenica d'agosto e delle ragazze e dei ragazzi di Terza liceo, così tutta questa gioventù dei miei film è parente stretta delle dattilografe di Roma ore 11 di De Santis.
Io non sono portato a cercare un fatto straordinario per mettere in luce l'umanità di certi personaggi: essi mi interessano, al contrario, nella loro vita quotidiana, con tutto quello che di triste e di lieto, di banale o di terribile, può accadervi. In questo senso, io ripeto che non mi interessa il fatto di cronaca: senza, però, che vi sia in tale affermazione una posizione programmatica antirealistica, che io non ho mai avuto e non voglio assumere."

"Ognuno nella vita deve fare qualcosa, lasciando stare la soddisfazione personale, per il proprio sostentamento, e io non sono stato capace di trovarmi altro. Mia madre, saggia donna lombarda che non ha mai visto un film in tutta la sua vita, mi chiedeva cos’era 'sto cinema, non capendolo, e consigliandomi di fare l’idraulico. Fin dal medioevo i miei antenati erano gran lavoratori in Val di Non, o forse degli sbronzoni, poiché il vino non si vendeva a litri, ma ad emmeri. Oggi che non ho fatto l’idraulico non saprei aggiustare il tubo di un rubinetto neanche se mi dessero un miliardo. Però, se mi dessero un miliardo potrei provare, magari con quei soldi poi ci faccio un film."  (Luciano Emmer)

pubblicato da losteyeways alle 02:23
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categorie: registi, storie del cinema