www.peepingtom.it - le strade perdute del cinema
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

 Subscribe in a reader



lunedì, 04 maggio 2009

(Un po' in ritardo, un piccolo ricordo di Sergio Leone a venti anni esatti dalla sua scomparsa.)

Mio padre, che è stato regista del muto con il nome Roberto Roberti, si chiamava in realtà Vincenzo Leone. Dopo essersi laureato in legge a Torino, cominciò a farsi le ossa in una compagnia di prosa all'insaputa della famiglia, che avrebbe considerato il fatto vergognoso: soprattutto nel sud, le famiglie più conservatrici erano portate a vedere gli attori come dei pulcinella.
In questa compagnia recitava Bella Starace Sainati e Libero Bovio. Fu quest'ultimo che qualche tempo dopo lo propose ad Eleonora Duse e così egli entrò nella sua compagnia come giovane attore di secondi ruoli.
Era scritturato da poco tempo, quando ci fu il famoso scandalo dello scioglimento della compagnia ad opera della Duse, a causa de Il fuoco, il romanzo di D'Annunzio che metteva in piazza certe sue intimità con il poeta. Così, da un giorno all'altro, mio padre si trovò sul lastrico.
Si ricordò di un invito che gli aveva esteso Pastrone, di Torino, quando aveva partecipato come attore in un film. In quell'occasione gli aveva detto che se avesse voluto, sarebbe stato pronto ad affidargli compiti di attore e di regista nelle sue produzioni. Era il 1908. In breve tempo mio padre divenne un notissimo regista cinematografico. Diresse infatti l'ottanta per cento dei film di Francesca Bertini.
Uno di questi, La contessa Sala, restò per nove mesi al cinema Corso con le guardie a cavallo che contenevano gli spettatori che facevano la ressa per entrare. (Sergio Leone)

Sono stato sul set di Quo Vadis, su quello della Storia di una monaca di Zinnemann, su quello di Elena di Troia di Wise il quale - ricordo - non aveva molto interesse per questo film.
Sono stato prima con la seconda equipe, diretta da Raoul Walsh, regista di tutta la battaglia e dello sbarco, e poi con la prima equipe, diretta da Wise.
Poi ho fatto il Ben Hur di Wyler, che per la corsa delle bighe (il punto culminante del film) aveva per contratto la possibilità di farla rifare quante volte voleva. Non la girava lui però, ma una seconda equipe diretta da un tecnico, Andrew Marton, di cui ero primo aiuto: due mesi per preparare i cavalli, tre mesi per girare la corsa!
Con gli americani è più facile lavorare che con gli italiani, con tutti quei mezzi. I vecchi registi italiani dovevano arrangiarsi con molto di meno, e credo di avere imparato molto più da loro che dagli americani: da Gallone, da Bonnard, da Soldati, da Camerini... (Sergio Leone)

pubblicato da losteyeways alle 02:05
permalink | commenti (9)
categorie: registi, storie del cinema